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Risorse genetiche di specie ortive della Sardegna

Le risorse genetiche agrarie possono essere definite come la "quota" di diversità biologica utilizzata o potenzialmente utilizzabile dall'uomo negli agroecosistemi.
Per preservarle da un inesorabile processo di erosione (i.e. riduzione e/o perdita) che da qualche decennio si sta progressivamente verificando, è necessario partire dalla consapevolezza che la loro conservazione passa attraverso la comprensione delle interazioni fra patrimonio biologico, culturale ed economico di una società.
La continua utilizzazione delle risorse genetiche locali, ne garantisce il mantenimento e di conseguenza la possibilità di inserirle in opportuni programmi il cui obiettivo sia la loro conservazione in situ (i.e. nello stesso ambiente di coltivazione). La conservazione in situ è un processo dinamico soggetto a fattori evolutivi che modellano la struttura genetica delle popolazioni. Tali cambiamenti sono spesso la risposta alle condizioni ambientali e agli attacchi di patogeni e parassiti e possono pertanto rappresentare una risposta adattativi.
Gli agricoltori che riproducono on farm (i.e. nei loro campi) la semente delle varietà locali destinata alla risemina, hanno un ruolo attivo sia nella selezione e conservazione dei materiali che nella conservazione della memoria storica delle pratiche e dei sistemi colturali. Ciò consente di mantenere le conoscenze sull'uso dei materiali, che fanno anche parte della cultura di quei luoghi.
Le comunità scientifiche impegnate nella salvaguardia delle risorse genetiche hanno spesso attuato programmi di lavoro che passano attraverso:

  • il collezionamento,
  • la valutazione delle caratteristiche morfo-fenotipiche, genetiche e biochimiche,
  • la conservazione di campioni rappresentativi in banche del germoplasma e quindi ex situ (i.e. fuori dall'ambiente di coltivazione) per impedirne la scomparsa.

Le due strategie di conservazione (in situ ed ex situ) sono tra loro complementari e consentono il mantenimento del patrimonio genetico presente in un'area.
Le varietà locali (o landraces) hanno un'importanza strategica almeno su un duplice fronte:

  1. l'uso e la valorizzazione locale immediata
  2. l'inserimento in un ambito internazionale delle risorse genetiche disponibili che potranno essere utilizzate nei programmi di miglioramento genetico per la costituzione di nuove varietà.

In Sardegna è ancora presente un prezioso patrimonio di agro-biodiversità, così, come ricercatrici nell'ambito della Genetica Agraria, abbiamo voluto affrontare il problema del censimento, collezionamento e caratterizzazione delle risorse genetiche di specie ortive. Vogliamo altresì essere di stimolo ad altri a cui è demandato il compito di sostenere sia la ricerca, che la tutela e la valorizzazione delle risorse locali, cercando di rafforzare nelle comunità locali sarde "custodi" di tali risorse, l'orgoglio e la consapevolezza dell'importanza di conservare tale patrimonio.

Nel 2006, ha preso avvio un progetto di ricerca presso il Centro per la Conservazione e Valorizzazione della Biodiversità Vegetale (CBV) dell'Università degli Studi di Sassari, finanziato dalla Regione Autonoma della Sardegna (Legge 23.12.1999, n. 499, art. 2 - Programma Interregionale Biodiversità) che ci ha consentito di visitare gran parte del territorio dell'Isola alla ricerca di accessioni di specie ortive localmente adattate.
Nella cartina in allegato a fondo pagina è rappresentata la distribuzione geografica di 115 accessioni collezionate in 33 dei siti visitati.
Il quadro che emerge dall'attività di collezionamento è evidentemente complesso: di alcune specie è stato molto difficile reperire materiali locali (e.g. patata, melanzana) mentre altre (e.g. pomodoro, cipolla, aglio) sono state trovate con maggiore frequenza. Il pomodoro è risultato essere il più frequente (24% sul totale delle accessioni) e diffuso sul territorio (17 siti su 33). Di questa specie, a volte, uno stesso agricoltore ha fornito più accessioni. Anche la cipolla e l'aglio sono risultati abbastanza frequenti (13% e 10% delle accessione collezionate, rispettivamente).
I dati della cartina comprendono anche le accessioni collezionate di bietola, cicoria, prezzemolo, ravanello e patata per le quali, non essendo stata ancora possibile una caratterizzazione, non viene riportata una scheda descrittiva.
In accordo con le indicazioni riportate dalla letteratura sull'argomento, i materiali sono stati collezionati se "l'agricoltore custode" dichiarava di averli coltivati e riprodotti personalmente per almeno trent'anni. In alcuni casi è stato dichiarato un numero di anni molto superiore, in altri casi il seme era stata ricevuto da altri agricoltori che a loro volta avevano coltivato quei materiali da tanto tempo (i particolari sono riportati nelle note delle schede).
Il seme originario fornito dagli agricoltori è stato destinato in parte alla conservazione nella genebank del CBV, in parte alla semina per eseguire la caratterizzazione morfo-fenotipica delle piante. I caratteri rilevati sono stati scelti sulla base dei descrittori pubblicati per ciascuna specie dall'IPGRI (International Plant Genetic Resources Institute) attualmente operante sotto il nome di Biodiversity International.
L'attività svolta nel corso di questo progetto rappresenta soltanto un primo, seppur fondamentale, passo per la conoscenza delle risorse genetiche di specie ortive che sono state selezionate e conservate nel tempo dai nostri agricoltori. Le accessioni collezionate durante questa attività potranno in futuro essere meglio identificate come "effettive varietà locali" anche grazie ad approfondite analisi genetiche. Tali indagini dovranno consentire il confronto tra i materiali sardi e le varietà commerciali più diffuse in passato in Sardegna. Questo consentirà di stabilire con maggior precisione il grado di originalità, di variabilità e distinguibilità del patrimonio di specie ortive della nostra Isola.
D'altra parte è doveroso ribadire il rischio di estinzione che questi materiali corrono. Infatti in molte delle aree visitate gli agricoltori hanno detto di non possedere più "i semi di un tempo" che ogni anno riproducevano e di acquistare ormai piantine da orto già pronte. Quasi tutti coloro che hanno fornito i campioni analizzati in questo studio sono agricoltori anziani, che coltivano piccole superfici generalmente limitate al fabbisogno familiare. Molti di questi agricoltori hanno dichiarato con rammarico che quando smetteranno di "fare l'orto" nessun'altro utilizzerà il loro seme.

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