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Filologia digitaleSegnala la pagina ad un amicoStampa la pagina

Fondo Autografi Scrittori Sardi

Dall'esperienza del FASS, anche nel suo intersecarsi con altri progetti sviluppati dal medesimo gruppo di ricerca, coordinato dal prof. Aldo Maria Morace, è nato BIFILD (Laboratorio di Biblioteca e Filologia Digitale "Gianvito Resta"), che ha sede presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali dell'Università di Sassari. Il laboratorio, che dispone delle più avanzate tecnologie informatiche nel campo della riproduzione digitale, ha come principale obiettivo lo studio delle possibili applicazioni delle tecnologie digitali nel campo delle discipline umanistiche, con particolare attenzione alla filologia d'autore e alle digital libraries. A tale scopo il laboratorio è stato dotato di tutti i principali sistemi di fotoriproduzione di materiali cartacei (autografi e librari) ma anche fotografici. Tra le strumentazioni spiccano lo scanner planetario della Zeutschel (OS 12000 HQ) particolarmente indicato per autografi e carte sciolte e uno dei sistemi più avanzati di digitalizzazione robotizzata di libri: il book scanner robot della Treventus, che sarà uno strumento prezioso per la creazione di una biblioteca digitale della Sardegna.

Al fine di perseguire al meglio le finalità del progetto di ricerca "Creazione Fondo Autografi Scrittori Sardi", finanziato dalla Regione Autonoma della Sardegna (L.R.7/2007, bando 2008) il Laboratorio FASS - BIFILD ha definito un protocollo di digitalizzazione e conservazione dei materiali acquisiti, nonché una serie di metodologie e di procedimenti che sono il frutto di un lavoro di approfondimento, confronto e revisione rispetto al know-how degli altri archivi digitali italiani e europei.
Per la schedatura/catalogazione degli autografi verrà adottato lo standard catalografico dell'SBN (Sistema Bibliotecario Nazionale); per la schedatura dei fondi archivistici si utilizzeranno gli standard ISAD e ISAAR e le procedure XML per il trattamento dei dati catalografici; gli oggetti digitali saranno resi disponibili nei formati TIFF (senza compressione) per i files "master" (utilizzati come copie di conservazione) e nel formato JPEG per una più agile visualizzazione e trasmissione via Internet. Per consentire la necessaria interoperabilità dei sistemi e dei contenuti, gli oggetti digitali verranno codificati secondo lo schema di codifica digitale TEI (Text Encoding Initiative), in modo da preservare i contenuti testuali e la struttura delle informazioni ricavate dai volumi oggetto della digitalizzazione tramite procedure di OCR (Optical Recognition System). Si tratterà di migliaia di pagine manoscritte, molto spesso corredate di varianti e note a margine, da catalogare organicamente in funzione della prevista digitalizzazione. Il progetto si articola nelle seguenti fasi:

  1. reperimento materiali autografi;
  2. selezione materiali e costituzione dei dossier;
  3. scansione dei manoscritti non ancora digitalizzati (in modalità a colori e in bianco e nero/toni di grigio, con risoluzione media a 300 dpi);
  4. creazione di un'interfaccia web di navigazione full text nelle singole collezioni digitali che, a partire da una struttura ad albero corrispondente a quella dell'oggetto, renda possibile selezionarne le varie parti, visualizzandole anche mediante zoom, ma sempre con un'alta definizione. Tale struttura sarà organizzata integrando opportunamente la sezione STRU dei files MAG/XML relativi ad ogni oggetto digitalizzato. Dalla maschera di navigazione dovrà altresì essere reso attivo il collegamento con la scheda descrittiva relativa ad ogni manoscritto in formato digitale;
  5. creazione di un'architettura informatica condivisa tra i vari archivi digitali, implementata mediante tecnologie XML open source, che consenta di gestire strategie per la conservazione a lungo termine delle collezioni con l'allestimento di un repository centrale dei files XML relativi ai vari archivi. La migrazione periodica dei dati sarebbe effettuata su un datastore HMS (Hypermedia Management System) per la conservazione a lungo termine degli oggetti digitali, attraverso l'identificazione permanente dell'oggetto digitale con lo standard DOI (Digital Object Identifier System), cui saranno associati i relativi metadati amministrativo-gestionali e testuali. L'architettura dovrà permettere - oltre alle funzioni di accesso full text alle diverse collezioni di manoscritti - anche l'adozione di più raffinati strumenti di ricerca linguistica e filologica, che consentano di effettuare ricerche sulle varianti, ricerche contestuali e di prossimità, nonché di creare concordanze dinamiche in formato KWIC (Keywords in Context).

Per quanto concerne, in particolare, l'allestimento di strumenti bibliografici generali e particolari secondo standard condivisi (autore, luogo di stampa etc., e soprattutto soggetto), le ricerche riguarderanno, in primo luogo, la bibliografia della letteratura sarda dell'Otto/Novecento, mentre le indagini filologiche ed ecdotiche riguarderanno gli autori summenzionati.

Le fasi di digitalizzazione saranno svolte ponendo la massima attenzione alla preservazione degli esemplari: la riproduzione sarà effettuata con l'utilizzo di lampade a luce fredda (LED) prive di componenti emissive ultraviolette e utilizzando un avanzato scanner planetario Zeutschel OS 12000 HQ (con una risoluzione ottimale di scansione variabile tra 400 e 600 dpi, una profondità di colore a 36 bit e un'area di scansione di mm 635 x 460, superiore ad A2) per la digitalizzazione di carte sciolte; si prevede altresì, in fase di post produzione, il ricorso a programmi di miglioramento grafico e di fotoritocco (rafforzamento del contrasto con filtri di smoothing e di riduzione del rumore, ecc.). A ciascuna immagine verrà attribuito un nome identificativo univoco di lunghezza prefissata (filename di venti caratteri al massimo), in modo da preservare l'organizzazione e successione fisica dei materiali.
Contestualmente all'acquisizione delle immagini, si curerà la compilazione di un archivio elettronico degli oggetti digitali, in modo tale da fornire una base di dati consultabile in rete. La conversione in formato digitale delle raccolte archivistiche è una pratica perseguita per molteplici ragioni: la conservazione dei documenti, in questo modo esclusi dalla consultazione diretta e dai relativi rischi; la fruizione a distanza del documento full-text; e, soprattutto, la possibilità di applicare le tecniche della filologia computazionale all'analisi dei manoscritti e dei materiali letterari otto-novecenteschi. Un'opportuna descrizione archivistica, esperita secondo protocolli comuni (concordati nell'osservanza degli standard nazionali e internazionali), concorrerà all'incremento dell'OPAC (Online Public Access Catalogue) nazionale, disponibile via web e interrogabile proficuamente per la localizzazione del documento.
La possibilità che anche altre istituzioni (italiane e straniere), operanti analogamente nella conservazione del Novecento letterario, versino nel comune database i propri record descrittivi, avvicina sempre più la felice prospettiva di comporre un mosaico completo di raccolte d'autore, oggi inevitabilmente disaggregate presso enti differenti, e dunque di stimolare una ricerca filologica sempre più affinata ed esaustiva.
Sarà dunque approntato un sistema informatizzato per l'organizzazione, la gestione, la visualizzazione e lo studio di corpora manoscritti, il quale richiede anzitutto - come soluzione ottimale e più economica - la realizzazione di un ambiente autonomo che possa fornire, quando ve ne sia il bisogno, da un lato l'elenco e la descrizione bibliografico-filologica delle opere di ogni singolo autore (includendo e gerarchizzando fasi redazionali diverse), e dall'altro i rinvii alle attestazioni in cui le diverse realizzazioni dell'opera («espressioni», secondo la terminologia FRBR) si sono «manifestate». Il primo passo in questo senso, vedrà il raccordo e l'implementazione della massa di dati disponibili, in particolare presso il Centro di Sassari.
La preliminare e continua attività del progetto riguarderà il versamento in un archivio aggregato dei dati di catalogazione, dei dati digitalizzati, delle notizie bibliografiche, dei testi critici, in un ravvicinato confronto metodologico. La banca-dati, unica in prospettiva, riunirà i singoli segmenti di catalogazione dei vari corpora archivistici. Adottando condivisi protocolli informatici modellati su ISAD e ISAAR e software omologhi, la catalogazione porterà a format comuni, anche nella prospettiva dell'edizione critica in rete dei testi, con una visualizzazione filologica e dinamica dei manoscritti.

Nel 2011 è arrivato da Messina a Sassari una parte consistente dell'archivio di Gianvito Resta (1921-2011), filologo umanista, italianista e Accademico dei Lincei. Nel fondo, consegnato al suo allievo, per volontà del Maestro, dalla figlia dello scomparso, la filosofa Caterina Resta, si conservano materiali di studio (regesti, elenchi bilbiografici, appunti, lavori filologici non terminati, riproduzioni di materiali autografi) di enorme interesse, che ci restituiscono un'immagine suggestiva dell'officina del grande studioso. Di particolare pregio scientifico sono i materiali relativi a Tasso, Capuana e De Roberto. Con il laboratorio BIFILD e il FASS si vuole (non soltanto idealmente) continuare questo prezioso e sterminato lavoro del filologo, riprendendo alcuni lavori sviluppati da Resta in un arco pluridecennale e, soprattutto, cercando di coniugare la sapienza della vecchia scuola filologica con le nuove tecnologie informatiche. Si veda il Curriculum autografo e il Ricordo di Gianvito Resta di Aldo Maria Morace, suo allievo (di prossima pubblicazione negli «Studi tassiani»). In appendice agli atti del convegno "Gianvito Resta studioso e maestro", tenutosi nella sede dell'Accademia di Lincei l'8 e il 9 febbraio 2012, è pubblicata una rigorosa ed esaustiva bibliografia degli scritti, che è possibile consultare sul sito FASS, per gentile concessione delle curatrici Gabriella Albanese e Caterina Resta.

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